Sottotitoli

L'uomo con la macchina da presa
Iosif Stalin
Unione Sovietica
Vertov Dziga
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L'uomo con la macchina da presa

Documentario diretto da Vertov Dziga
1929 - All-Ukrainian Photo Cinema Administration
Человек с киноаппаратом
Documentario
IMDB: 8.4

La giornata, dall'alba al tramonto, di un cineoperatore che riprende per lo più scene di vita quotidiana per le strade di Mosca, e che ci mostra anche la sua arditezza alla ricerca di inquadrature a sensazione, sopra, sotto o a fianco di treni in corsa. Il film si apre con il totale di una sala cinematografica che da vuota si riempie in un attimo. La stessa sala si rivedrà in chiusura del film dopo una sequenza nella quale la macchina da presa ha cominciato a muoversi da sola sul treppiedi, senza operatore, e prima di vedere la facciata del Teatro Bolshoi frantumarsi grazie ad un effetto ottico.

Contesto storico e sociale

Vertov credeva che le storie di finzione fossero solo fumo che il potere borghese gettava negli occhi del popolo. La sua opera cinematografica è perciò tutta tesa a raggiungere uno scopo sociale, attraverso la documentazione della sola realtà, anche laddove l'occhio umano non può arrivare. Solo la verità interessa l'occhio della cinepresa e solo guardando e mostrando cose reali si può costruire una società migliore. Il suo purismo trova riscontri in altri ambiti della cultura sovietica del tempo, ma nell'ambito cinematografico, in piena espansione, i contrasti sono grandi anche all'interno di un Paese dominato da un'ideologia così forte e unificante.

Dopo un parziale oblìo, oggi quest'opera è riconosciuta come un caposaldo della cinematografia mondiale. E questo lo si deve alle capacità tecniche artistiche di Vertov e di suo fratello, Mikhail Kaufman, operatore nonché protagonista del film, ma soprattutto all'originalità del soggetto.

Curiosità e riconoscimenti
  • Il film, ovviamente, in quanto muto non aveva colonna sonora, né Vertov indicò mai quali musiche lo avrebbero potuto accompagnare nelle proiezioni. Dagli anni trenta ad oggi vi sono state apposte svariate musiche tra le quali ricordiamo quelle composte da Pierre Henry, da Franco Battiato, dalla Alloy Orchestra, da Michael Nyman nel 2001, dalla The Cinematic Orchestra nel 2003, ed un'ultima sonorizzazione del 2012 curata interamente dalla band italiana Sikitikis su richiesta del Palazzo delle Esposizioni di Roma.

  • Alla sua uscita "L'uomo con la macchina da presa" non ricevette giudizi unanimi. I contemporanei di Vertov in Unione Sovietica criticarono il film per la prevalenza della forma sul contenuto accusandolo di formalismo, e il grande regista Sergej Ėjzenštejn arrivò persino a deridere la pellicola definendola "teppismo cinematografico senza senso".

  • L'opera venne molto criticata anche in Occidente. Il documentarista Paul Rotha disse che in Gran Bretagna, Vertov era "guardato come una sorta di scherzo e nulla più, e non veniva preso sul serio da nessuno". Il ritmo del montaggio del film — quattro volte più veloce di un tipico film dell'epoca, con circa 1,775 inquadrature diverse — disturbò anche alcuni spettatori, incluso il recensore del The New York Times Mordaunt Hall: "Il regista, Dziga Vertov, non tiene in considerazione il fatto che l'occhio umano ha bisogno di fissare uno spazio per un determinato lasso di tempo per potersi concentrare e prestare attenzione".

  • Con il passare dei decenni, L'uomo con la macchina da presa ebbe un'ampia rivalutazione da parte della critica e dei cinefili, tanto da essere attualmente considerato "uno dei più grandi film mai girati", nel 2012 si è classificato ottavo nella lista dei migliori film di sempre redatta dalla rivista Sight & Sound, e primo assoluto tra i documentari nel 2014. Nel 2009, il critico cinematografico Roger Ebert, a proposito del film, scrisse: "[Vertov] ha reso esplicito e poetico il dono sorprendente che il cinema ha reso possibile, quello di organizzare ciò che vediamo, ordinandolo, imponendo un ritmo ed un linguaggio, e trascendendolo".


Aureliano, 06-12-2021

Uno dei film più belli di sempre: per la sua semplicità sconvolgente in cui ogni immagine diventa storia, narrativa, sogno. La volontà di raccontare di chi guarda la realtà. Cinema allo stato puro. Se non si è visto "L'uomo con la macchina da presa", non si è visto il cinema.

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