Doppiaggio

Sottotitoli

Quando volano le cicogne
Nikita Krusciov
Unione Sovietica
Michail Kalatozov
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Quando volano le cicogne

Dramma di guerra diretto da Michail Kalatozov
1957 - Mosfilm
Летят журавли
IMDB: 8.3

All'inizio della Seconda Guerra Mondiale, Boris, giovane e innamorato fidanzato di Veronica, si arruola e parte per il fronte, andando incontro alla sua tragica fine. Intanto la ragazza, la quale aspetta invano il ritorno dell'amato, è costretta ad andare a vivere dall'infido cugino a seguito del bombardamento della casa di famiglia.

Contesto storico e sociale

"Quando volano le cicogne” non è solo il capolavoro di Kalatozov, l'opera somma di un formidabile regista. Ma è un gesto estetico in grado di cancellare, in un'ora e trenta minuti, tutta la teoria e la prassi del cinema ispirato al Realismo Socialista. Niente più solo ricerca dell'obiettività, non più solo propaganda al servizio del partito e della costruzione dell'immagine internazionale dell'Unione Sovietica.

A farla da padrone è la ricerca di una cinematografia pura, di una scrittura del movimento attraverso le immagini: con la camera che si muove prima sfiorando le vite dei personaggi, poi entrando nei loro drammi, come una sonda in grado di restituire allo spettatore dubbi e dolori, speranze e abbandoni: la profondità di campo realista che restituiva vastità paesaggistiche applicata alla trama esistenziale dei protagonisti. Un film definito come “Frutto del disgelo”: Krusciov era al potere da quattro anni e la destalinizzazione arrivava anche a toccare i territori della settima arte.

E pur essendo un “film di guerra”, Kalatozov non mostra neanche una battaglia, neanche uno scontro. La Seconda Guerra Mondiale è il pretesto: a interessarlo, piuttosto, sembrano essere gli effetti della guerra, quel conflitto dentro il conflitto che annerisce vita dopo vita, che mangia, vorace, speranza dopo speranza.

Un percorso verso l'abisso, restituito anche attraverso la scelta delle ambientazioni: dal cielo infinito della primavera moscovita ai tunnel sotterranei stipati di persone che cercano riparo dai bombardamenti, dalle rive aperte e luminose della Moscova dove Vera e Boris s'incontrano fino alla Siberia glaciale dove, in un gioco di specchi che come un movimento interno innerva tutto il film, Boris e Vera sono lontani, senza possibilità di rivedersi. Dalla comunione alla separazione." Guido Rubini

Curiosità e riconoscimenti
  • In lingua originale a volare sono “le gru” e non “le cicogne”, come nella traduzione italiana.

  • Il direttore della fotografia, Sergej Urusevskij introdusse lunghi piani sequenza di interi minuti e inventò (costruendoli personalmente) i binari circolari per la cinepresa, che ora sono uno strumento molto usato nel cinema. Per sua sfortuna, non li brevettò.

  • Si aggiudicò la Palma d’Oro, secondo film dell’Urss a trionfare a Cannes dopo “La grande svolta” di Fridrich Ermler nel 1946 (insieme ad altri dieci pellicole, tra cui “Roma città aperta” di Rossellini) e fu l’ultimo successo in Costa Azzurra per il cinema sovietico o russo.


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